Confagricoltura nazionale lancia un nuovo allarme sul comparto cerealicolo italiano. Le quotazioni del grano duro continuano infatti a mantenersi al di sotto dei costi medi di produzione, mettendo in difficoltà le imprese agricole e aumentando la dipendenza dell’Italia dalle importazioni.
Secondo i dati del Centro Studi di Confagricoltura, le quotazioni della Commissione Unica Nazionale (CUN) per il frumento duro di qualità superiore sono oggi inferiori a 300 euro a tonnellata, un livello che non consente di coprire i costi di produzione. Per questo motivo, chi sta raccogliendo il grano duro nell’estate 2026 lo sta facendo in perdita.
L’analisi evidenzia inoltre una criticità strutturale: dal 2012 al 2025 le superfici coltivate a grano duro in Italia si sono ridotte del 10%, mentre il tasso di autoapprovvigionamento è passato dal 78% al 56,5%. Per raggiungere l’autosufficienza produttiva sarebbero necessari oltre 880 mila ettari di coltivazioni aggiuntive. Oggi l’Italia dipende dall’estero per quasi la metà del grano duro destinato alla produzione di pasta.
Per Confagricoltura non si tratta soltanto di una crisi di mercato, ma di una vera e propria crisi della sovranità produttiva, che richiede interventi strutturali per garantire la sostenibilità economica delle aziende agricole.
Le stime internazionali indicano inoltre, per il 2026, un aumento dell’offerta mondiale di grano duro e delle scorte disponibili. La Confederazione auspica tuttavia che la qualità della produzione nazionale possa tradursi in una migliore valorizzazione del prodotto e della pasta italiana sui mercati.
Confagricoltura ribadisce che l’obiettivo non è alimentare polemiche sul funzionamento della Commissione Unica Nazionale, ma promuovere una strategia di filiera capace di invertire la progressiva riduzione delle superfici coltivate, rafforzare l’autoapprovvigionamento e garantire un reddito adeguato ai cerealicoltori.
Il tema sarà al centro dell’Assemblea estiva di Confagricoltura, in programma il 15 luglio, durante la quale la Confederazione presenterà dati e proposte al Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, con l’obiettivo di avviare una visione di lungo periodo per il futuro della filiera del grano duro italiano.





