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Martedì 31 luglio ore 10,30
Consorzio Tutela vini di Orvieto
Corso Cavour 36, Orvieto

Nell’ambito dell’attività di monitoraggio vigneti condotta dal Gruppo Operativo Smart Meteo con il supporto del Consorzio Tutela Vini di Orvieto, è stata organizzata una giornata formativa per tutte le aziende vitivinicole e operatori collegati al settore con l’obiettivo di fare il punto sull’andamento della campagna, con particolare riferimento alle avversità fitosanitarie riscontrate e le modalità d’intervento adottate.

Interverranno
Vincenzo Cecci – Consorzio Tutela Vini di Orvieto
Alessandro Sdoga – Gruppo Operativo Smart Meteo
Giovanni Bigot – Perleuve
Fine lavori ore 13:30

Evento svolto in collaborazione con la Federazione Regionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali dell’Umbria

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Confagricoltura Umbria dice basta a quello che il suo Presidente, Fabio Rossi, ha definito “un grave inadempimento agli obblighi previsti dalla legge regionale sul controllo e la selezione della fauna selvatica ed inselvatichita, al fine di prevenire i danni al patrimonio agricolo forestale e i rischi di natura sanitaria, da parte degli enti preposti, Regione dellUmbria ed in passato anche Province di Perugia e Terni”.
Per questo, l’associazione degli agricoltori, avvalendosi della consulenza degli avvocati Gustavo Visentini ed Enrico Tonelli, dello Studio Visentini Marchetti e Associati di Roma, ha deciso di inviare la diffida alla Regione dell’Umbria affinché quest’ultima predisponga, senza indugio, piani finalizzati alla riduzione delle specie dannose sul territorio regionale.
L’azione è stata presentata nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta alla Sala della Vaccara giovedì 26 luglio, a cui hanno partecipato lo stesso Presidente di Confagricoltura Umbria, insieme agli avvocati Visentini e Tonelli.
E ora che i soggetti competenti pongano in atto quanto prevede la legge regionale 17 del 2009 -ha sostenuto il Presidente Rossiperchè i danni provocati dai cinghiali, nutrie, storni e corvidi sono sempre di più, mentre gli indennizzi risultano sempre più inadeguati sotto tutti i punti di vista.

La mappatura del territorio regionale è totalmente inadeguata alla situazione attuale, prevedendo, semplicemente, la suddivisione del territorio stesso in zone vocate o non vocate alla caccia al cinghiale. Si ritiene che, in questo modo, siano lesi ingiustamente gli interessi degli imprenditori agricoli umbri, nel diritto di proprietà e di iniziativa economica che la Costituzione italiana tutela. La diffusione dei selvatici –ha proseguito Rossi- ha raggiunto dimensioni e copertura territoriale così ampia che ai già insostenibili danni allagricoltura e allambiente si aggiungono i danni alle persone e alle strutture, con un aumento di incidenti stradali, anche gravi, e rischi sempre maggiori per la sicurezza dei cittadini e degli operatori agricoli durante lattività lavorativa.

A ciò si aggiunga, come evidenziano monitoraggi scientifici, che l’animale selvatico è serbatoio di infezioni trasmissibili alle specie zootecniche -come la peste suina, la brucellosi e la salmonellosi- e all’uomo -come la tubercolosi, la toxoplasmosi e l’encefalite da zecche.

Senza trascurare l’incremento del rischio di incidenti per aggressione di selvatici a cui sono sottoposti cercatori di funghi e tartufi, nonché escursionisti che a piedi, in bicicletta o a cavallo frequentano zone collinari o montane della nostra regione, con conseguente forte limitazione alla libertà dei cittadini e allo sviluppo turistico ed agrituristico e alla fruizione del territorio.

La suddetta legge regionale 17 del 29 luglio 2009 prevede, infatti, che siano individuate aree nelle quali la presenza di alcune specie, quali appunto cinghiali, nutrie, storni e corvidi sia da ritenere incompatibile con l’ecosistema. Le Province avrebbero dovuto anche predisporre annualmente dei piani per la riduzione delle specie dannose, in modo da renderne la presenza compatibile con le caratteristiche ambientali, le esigenze di gestione del patrimonio zootecnico, la tutela del suolo e delle produzioni zoo-agro-forestali e la prevenzione del rischio sanitario, presentando, peraltro, ogni 31 dicembre, alla Giunta regionale una relazione illustrativa dei risultati raggiunti.

Non risulta, invece, che quanto previsto sia stato fatto dagli uffici preposti. -hanno spiegato gli avvocati Vicentini e Tonelli- E noto che anche la Pubblica amministrazione, nella propria azione, deve ottemperare al principio del neminem laedere e laddove omette colpevolmente le doverose regole di diligenza e perizia è responsabile dei danni ingiusti provocati, in questo caso, alla collettività degli imprenditori agricoli umbri.”

Peraltro -hanno proseguito i legali- gli indennizzi attualmente praticati tengono conto solo dei danni alle colture -in misura illegittimamente parziale- e non, invece, di altri tipi di danni estremamente gravi e pericolosi per lambiente e il territorio, come quelli provocati dalla fauna selvatica agli argini dei fossi, ai corsi dacqua, ai fiumi e laghi e al regime delle acque in genere.”

La finalità di Confagricoltura Umbria è, dunque, quella di tutelare gli interessi degli imprenditori agricoli associati, riservandosi il ricorso ad azioni giurisdizionali per ottenere il risarcimento dei danni ingiustamente subiti e di quelli che dovessero verificarsi a causa dell’illegittimo comportamento della pubblica amministrazione.

Al fine di raccogliere testimonianze e segnalazioni utili ad un’azione di prevenzione e informazione è stato attivato anche un blog sul tema all’indirizzo www.blogcinghiale.it

Un appello, oltre che alla Presidente Marini e all’Assessore all’Agricoltura Fernanda Cecchini, il presidente di Confagricoltura Umbria Rossi lo ha voluto rivolgere anche agli altri sindacati del mondo agricolo, ai rappresentanti dei consorzi e delle cooperative chiamandoli ad una collaborazione sul tema, al fine di arrivare ad una soluzione concreta e condivisa, ma nel più breve tempo possibile. “Sono pronto a condividere con chiunque voglia questa nostra azione -ha detto Rossi- e anche a condividere altre proposte, purché si arrivi presto a risolvere una situazione che si è protratta per troppo tempo.

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Confagricoltura Umbria attraverso CRATIA srl, suo ente di emanazione e agenzia formativa, ha attivato un progetto di comunicazione territoriale volto a informare gli operatori economici del settore agricolo e agroindustriale sulle opportunità progettuali ed i servizi per accrescere la competitività e aggiornare le competenze professionali. Si tratta di work-shop e seminari programmati su scala regionale, per coinvolgere il maggior numero di imprese.

In via sperimentale si partirà con tre appuntamenti organizzati in collaborazione con Assoprol Umbria, Associazione Umbria Frantoi Oleari e il Gruppo Operativo Smartmeteo, dedicati al settore olivicolo e vitivinicolo, presso le sedi territoriali di Confagricoltura: il 5/07 alle ore 16:00 ad Orvieto, il 6/07 alle ore 10:30 a Terni e il 9/07 alle ore 16:00 a Perugia.

 

Incontri programmati nei giorni:

5 luglio — Confagricoltura Umbria, sede di Orvieto (via Antonio Gramsci, 5, 05018 Orvieto Scalo TR), ore 16,00
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6 luglio — Confagricoltura Umbria, sede di Terni (Strada di Cardeto, 57 05100 Terni (TR)), ore 10,30
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9 luglio — Confagricoltura Umbria sede di Perugia (Via Catanelli 70, 06135 Ponte S. Giovanni Perugia (PG)) ore 16,00
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Programma

 SESSIONE I – Le opportunità per il settore olivicolo

In collaborazione con Assoprol Umbria e Associazione Umbra Frantoi Oleari

COME MIGLIORARE LA GESTIONE DELL’OLIVETO.
MISURE E STRUMENTI PER GLI OLIVICOLTORI
(Dott. Gabriele Di Zacomo – CRATIA srl)

 

CAMPAGNA 2018 MONITORAGGIO MOSCA OLEARIA
(Dott. Luca Pacicco – CRATIA srl)

 

SERVIZI PER AZIENDE OLIVICOLE E FRANTOIANI

  • Formazione e agiornamento professionale
    (dott.ssa Sarah Apponi Battini – CRATIA srl)
  • Servizi Tecnici
    (Dott. Gabriele Di Zacomo – CRATIA srl)

 

SESSIONE II – Le opportunità per il settore vitivinicolo

In collaborazione con Gruppo Operativo Smartmeteo

LA DIFESA DEL VIGNETO 4.0
SMARTMETEO NUOVO MODELLO DI ASSISTENZA FITOSANITARIA
(Dott. Luca Pacicco, CRATIA srl)

 

SERVIZI PER LE AZIENDE VITIVINICOLE

  • Formazione e aggiornamento professionale
    (dott.ssa Sarah Apponi Battini – CRATIA srl)
  • Servizi Tecnici
    (Dott. Gabriele Di Zacomo – CRATIA srl)

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Pubblicato il nuovo bando regionale per la Ristrutturazione e la Riconversione dei Vigneti.

Beneficiari sono gli imprenditori agricoli titolari di P. IVA con codice agricolo, iscritti alla C.C.I.A.A. nel registro imprese agricole, che abbiano costituito e aggiornato il fascicolo aziendale e che abbiano il possesso dei terreni a titolo di proprietà, usufrutto e affitto; in quest’ultimo caso la durata residua del contratto di affitto deve essere tale da coprire l’intero periodo vincolativo previsto (5 anni dalla data ultima prevista per la comunicazione di impianto e di fine dei lavori).

Gli interventi ammissibili per il sostegno alla ristrutturazione e riconversione dei vigneti può riguardare una o più delle seguenti tipologie di intervento:

  1. A) Riconversione varietale, che consiste nel reimpianto con modifica della varietà e/o sovrainnesto
  2. B) Ristrutturazione, che consiste nel reimpianto senza riconversione varietale.

C1) Modifica della struttura di sostegno, esclusa l’ordinaria manutenzione. L’intervento deve riguardare almeno il 75% della struttura di sostegno (pali, fili, ecc) della superficie richiesta.

C3) Rinfittimento e/o rimpiazzo di fallanze all’interno di un vigneto (da min. 15% a max 30% del numero di viti)

I beneficiari devono essere in possesso di autorizzazioni all’impianto, in alternativa impegnarsi ad estirpare un vigneto esistente (reimpianto anticipato) o estirpare un vigneto acquisendo la relativa autorizzazione.

I beneficiari già in possesso di autorizzazioni derivanti dalla conversione di un diritto di impianto proveniente dalla riserva regionale o di un diritto di reimpianto acquistato da altri produttori possono accedere agli aiuti previsti dalla misura solo fino al presente bando.

Al fine di essere finanziati vanno comunque rispettati dei parametri minimi; se ne elencano alcuni:

  • interventi che riguardino esclusivamente la produzione di vini DOPG/DOP/IGP
  • superficie di intervento pari ad almeno 5000 metri quadrati (il limite scende a 3000 mq in caso di domanda aderente ad un progetto collettivo o per aziende con superficie vitata inferiore o uguale a 1 Ha) e massima pari a 10 Ha
  • devono essere impiantati almeno 3000 ceppi ad ettaro
  • le uniche forme di allevamento previste sono il cordone speronato e il guyot
  • il materiale vivaistico (barbatelle, marze) deve essere delle categorie “certificato” o “standard”.

Per produttori che aderiscono all’azione “estirpazione e reimpianto”, le operazioni e le spese per l’estirpazione degli impianti vitati oggetto di intervento sono ammissibili a contributo solo se realizzate e sostenute dopo il 10 ottobre 2018.

Le tipologie di domanda consentite sono:

  • Con pagamento dell’aiuto anticipato per un importo pari all’80% (previa fidejussione), in questo caso la rendicontazione dei lavori deve avvenire entro il 20 giugno 2019 o entro il 20 giugno 2020, compatibilmente con la durata delle autorizzazioni all’impianto;
  • Con pagamento a collaudo, in questo caso la rendicontazione dei lavori deve avvenire entro il 20 giugno 2019.

Sono ammissibili esclusivamente le spese sostenute successivamente alla data di presentazione telematica della domanda sul portale SIAN. Le modalità di pagamento previste sono esclusivamente bonifici e ricevute bancarie; non sono ammessi i pagamenti con assegni bancari o postali o in contanti.

La scadenza della presentazione telematica delle domande è stata prorogata al 13 luglio 2018, la documentazione cartacea deve essere trasmessa alla Regione Umbria entro il 20 luglio 2018.

Per tutte le informazioni necessarie e per la presentazione delle domande di aiuto è possibile prendere un appuntamento con i nostri tecnici.

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La riforma di Agea, i danni della fauna selvatica e le assicurazioni per i danni da calamità atmosferiche tra le priorità.

Dieci i punti individuati come prioritari ed urgenti per il settore dal sindacato nazionale e da quello regionale Umbria

 

Confagricoltura Umbria ha contribuito ad individuare i punti fondamentali che il sindacato nazionale di categoria ha elaborato in vista di un confronto con il neo ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio.

In primo luogo la riforma di Agea, ritenuta un passaggio indispensabile per rendere l’agenzia realmente al servizio degli agricoltori ed esigere tempi più brevi di pagamento, procedure semplificate ed informatizzazione adeguata di tutto il sistema. 

 

“Si ha notizia di manifestazioni in cantiere per la prossima settimana –sostiene Fabio Rossi, presidente di Confagricoltura Umbria– dopo una quiescenza pluriennale sull’argomento, se non un colpevole silenzio o accondiscendenza nei confronti di Agea da parte di alcune organizzazioni. Ricordo che nel maggio 2017 c’era soltanto Agrinsieme a protestare a Roma sotto le finestre di Agea, quando già si intuiva la gravità della situazione.  Confagricoltura Umbria da sempre ha pressato le istituzioni e le strutture preposte per far avere risposte adeguate. Io stesso –ha proseguito Rossi- nell’incontro avuto a Perugia il 9 maggio, ho chiesto l’apertura di uno sportello “funzionante” di Agea in Umbria per affrontare e risolvere i problemi che impediscono il pagamento delle pratiche arretrate. Se questo non avverrà in tempi rapidi Confagricoltura Umbria chiederà l’istituzione di un organismo pagatore regionale.”

 

Un’altra priorità, secondo i vertici di Confagricoltura Umbria, riguarda la revisione della legge 157 (legge nazionale sulla caccia), che si rende indispensabile per prevenire o quantomeno controllare i danni della fauna selvatica cacciabile alle coltivazioni agricole. Allo stesso modo serve un forte intervento per regolamentare anche la gestione delle specie protette –il lupo e il capriolo in particolare- che rappresentano comunque una costante fonte di danni per numerosi allevamenti.

 

“Altra legge da rivedere –spiega ancora il Presidente Rossi– è la 102 sui danni da avversità atmosferiche e calamità naturali. La sua revisione si rende necessaria alla luce del fallimento della scelta di escludere dai benefici tutti i danni alle colture assicurabili. Molte, infatti, sono le colture con un livello di reddito così basso da non consentire la sostenibilità di polizze assicurative. Il contributo –prosegue Rossi- arriva con ritardi inaccettabili e le superfici assicurate sono, in molti casi diminuite proprio per l’insostenibilità del costo delle assicurazioni.”

 

Tra i dieci punti individuati da Confagricoltura come emergenze per il settore, su cui il Mipaaf dovrebbe intervenire vi sono anche la liberalizzazione del sistema zootecnico; le clausole di salvaguardia su concorrenza sleale, dumping, revisione e rafforzamento degli accordi internazionali; la necessità di attivare un confronto con tutti i protagonisti della filiera ortofrutticola per far crescere il settore e renderlo competitivo con gli altri paesi del bacino del Mediterraneo; la Pac e l’impegno a mantenere un adeguato livello del budget comunitario a favore dell’Agricoltura; la riforma del settore olivicolo, strategico per il nostro paese; l’Ocm vino, che, in particolare per l’Umbria, rappresenta un’opportunità sfruttata dalle aziende per il miglioramento qualitativo degli impianti, ma che necessita, nel suo complesso, di una revisione e semplificazione, soprattutto per quanto riguarda la promozione del vino.

 

“Chiediamo con forza al nuovo ministro –ha concluso Rossi- di risolvere una volta per tutte il problema del ritardo accumulato per la liquidazione agli agricoltori che hanno stipulato polizze assicurative e che da due anni aspettano la contribuzione pubblica sul premio.” 

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Insoddisfazione da parte del sindacato rispetto agli impegni presi e mai rispettati nel corso degli incontri con lAgenzia

 

L’apertura di uno sportello in Umbria da parte di Agea, l’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura, è quanto richiede con forza Confagricoltura Umbria per poter facilitare le aziende agricole nella presentazione delle domande di contributo e per risolvere con maggiore celerità le problematiche che ne impediscono il pagamento.

Fin dal settembre dellanno scorso  -ha ricordato il Presidente di Confagricoltura Umbria Fabio Rossiuno degli impegni presi è stato proprio quello di mettere Confagricoltura e le altre organizzazioni in condizione di individuare le anomalie nelle domande di contributo che ne ritardano o addirittura bloccano il pagamento, dando alle stesse organizzazioni sul territorio la possibilità di intervenire, adeguando o integrando la domanda stessa al fine di facilitare e rendere più veloce il pagamento dei contributi. Ad oggi -prosegue Rossi- nulla di tutto questo è stato fatto e, ancora una volta, AGEA -dopo nove mesi- si limita a dirci che è quasi tutto pronto per attivare questo servizio e nel breve sarà messo a disposizione. In tal senso anche lassessore Cecchini ha ribadito ad AGEA come sia fondamentale la presenza di uno sportello attivoin Umbria, in grado cioè non soltanto di rilevare le criticità ma con la possibilità operativa di intervenire per superarle e risolverle.

Confagricoltura Umbria, dopo l’incontro del 4 maggio scorso, esprime dunque totale insoddisfazione per la mancanza di assunzioni di responsabilità, di impegni generici, più volte presi, anche negli incontri del settembre 2017 e di febbraio 2018, e mai finora rispettati.

Secondo l’organizzazione sindacale la situazione è grave, con un progressivo accumularsi di anni di ritardo nei pagamenti per le aziende locali, anche più strutturate, con dipendenti, con fatturati importanti, che cercano di stare sul mercato. Ritardi che, a cascata, creano ulteriori incertezze per il futuro stesso delle aziende e “inquinano” il rapporto con le banche, dando vita ad un circolo vizioso a danno delle imprese agricole. A ciò si deve aggiungere -come è emerso chiaramente dagli interventi nel corso dell’ultimo incontro- un dialogo “difficile ed inadeguato” tra Regione dell’Umbria ed AGEA, di cui a fare le spese -ancora una volta- sono le aziende.

Appare sicuramente paradossale -ha proseguito Rossilaccusa fatta da Agea di una eccessiva burocratizzazione della PAC e di un suo mancato coinvolgimento nella fase di definizione dei PSR e delle procedure, perseverando in un odioso rimpallo di responsabilità tra istituzioni che condanniamo fermamente.”

Eppure, il costo di Agea per il nostro Paese -ha denunciato Confagricoltura- è pari a 450 milioni di euro in 9 anni, come è stato accertato nel 2015 da una commissione parlamentare d’inchiesta, ovvero una cifra equivalente ai PSR della regione Liguria e Basilicata.

Opportune sono apparse secondo i vertici di Confagricoltura Umbria, le sottolineature fatte nelle conclusioni dalla Presidente Marini  e dall’assessore Cecchini nel denunciare l’insostenibilità della situazione. Aver scelto Agea come organismo pagatore è stata per la regione dell’Umbria una scelta di condivisione con altre regioni e di economie di scala, ma è stato altresì ricordato come in frequenti occasioni istituzionali, è emerso più volte il problema dei ritardi e dell’incapacità di AGEA a dare risposte, situazione che ha spinto altre regioni a costituire propri organismi pagatori.

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WORKSHOP
7 maggio 2018 ore 15,30
Presso Confagricoltura Umbria

Via L. Catanelli, 70 Ponte San Giovanni (PG)

Registrazione partecipanti
Saluti iniziali
Fabio Rossi, Presidente Confagricoltura Umbria
Introduzione
Donato Rotundo, Direttore Area Sviluppo Sostenibile e Innovazione Confagricoltura
Interverranno
Il decreto biometano
Roberta Papili, Area Sviluppo Sostenibile e Innovazione Confagricoltura
Analisi economica della filiera del biometano
Donatella Banzato Centro studi di Economia e Tecnica dell’energia Levi Cases Università degli Studi di Padova
Le biomasse per il biometano e gli aspetti tecnici
Claudio Fabbri, CRPA
Gli aspetti fiscali
Nicola Caputo , Direttore Area Fiscale Confagricoltura
Coordina i lavori
Rufo Ruffo
Presidente Sezione Economica Energie Rinnovabili Confagricoltura Umbria

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Sembra non esserci pace per gli agricoltori umbri. Confagricoltura Umbria e CIA dell’Umbria guardano preoccupate al proliferare di regolamenti comunali che normano spesso in maniera impropria anche l’attività agricola. Sono note le difficoltà con cui le imprese agricole umbre affrontano ogni giorno le sfide del mercato globale per mantenere il proprio posizionamento ed il livello occupazionale. 

Così come risulta ormai evidente che la regolamentazione vigente in Italia in materia di lavoro, ambiente e sicurezza è tra le più stringenti al mondo. Se da un canto non si può che condividere l’attenzione che il legislatore mette nel tutelare la salute pubblica, dall’altro è necessario rilevare che troppo spesso l’eccessiva burocratizzazione delle procedure rischia di acuire le difficoltà delle imprese, sempre più impegnate a rispettare requisiti e prescrizioni, piuttosto che a fare sviluppo ed economia per il territorio.

In questo quadro, aggravato dalle problematiche mai risolte dei danni da fauna selvatica e del ritardo accumulato da Agea sui pagamento degli aiuti comunitari, si inseriscono le iniziative di regolamentazione dell’uso dei fitofarmaci da parte di alcuni comuni dell’Umbria.

Le imprese agricole già da qualche anno stanno facendo i conti con quanto previsto dal Piano di Azione Nazionale sull’uso dei fitofarmaci e dalle linee d’indirizzo varate nel2016 dalla Regione Umbria. Con abnegazione e grande responsabilità gli operatori del settore agricolo (non solo aziende, ma anche consulenti e prestatori di servizio) si sono adeguati ai nuovi requisiti di legge, agevolando il conseguimento degli obiettivi di sostenibilità e tutela della Salute pubblica prefissati dalla direttiva europea di riferimento. Confagricoltura Umbria e Cia dell’Umbria auspicano che la regolamentazione a livello comunale dell’uso dei prodotti fitosanitari consista in un mero recepimento della normativa sovraordinata, che di fatto limita il campo di applicazione dei regolamenti alle aree extra-agricole frequentate dalla popolazione e alle aree naturali.

Eventuali restrizioni e/o inasprimenti dovranno essere debitamente motivati e comunque applicabili solo se coerenti con le prerogative e le competenze delle amministrazioni comunali.

Confagricoltura Umbria e Cia dell’Umbria ritengono inoltre opportuno che si rafforzi da parte delle amministrazioni l’attenzione per il governo del territorio e la salvaguardia dello spazio rurale.

La pianificazione urbanistica in termini di previsioni di allargamento di aree residenziali in area agricola, piuttosto che di realizzazione di percorsi pedonali o ciclabili non può non tenere conto della vocazione territoriale che esprime un determinato comprensorio e del rispetto delle attività che in quel territorio si esercitano da secoli.